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September 22 LA MONTAGNA AVAMPOSTO DI DIO. .........Quando giungemmo sulla cima, provammo tutti una grande gioia, ma anche una gran delusione. Infatti,dopo tanto camminare, tanto affannare, tanto aspettare la cima, ci ritrovammo avvolti in una spessa coltre di nebbia che ci impediva di godere del panorama che forse meritavamo. Ogni tanto la nebbia si diradava in qualche punto; accadeva all'improvviso e durava solo pochi istanti. Erano degli squarci aperti su un di un grigio lenzuolo disteso tutt'intorno a noi. Ai lati pendevano brandelli di stoffa più chiara agitati dal vento, finchè non si richiudevano, per opera di un'invisibile e rapida mano. Quando ciò accadeva apparivano fugacemente cime che si innalzavano al cielo, distese di campi in basso che si perdevano in lontananza, agglomerati di case sparse sui fianchi di monti dal più dolce declivio; erano continue scoperte, erano piccoli pezzi del meraviglioso mosaico che ci circondava e che non potevamo cogliere nella sua interezza e che, come awertivamo quasi per una misteriosa intuizione, doveva essere splendido. Ma ecco che il grigio lenzuolo si richiudeva e ci ritrovavamo tristi avvolti in quella umida, fioca luce. Non era certo quello lo spettacolo che ci aspettavamo e che ci aveva sospinti a salire sul Como Grande; non era quella la meta che avevamo desiderato e che la nebbia ci faceva ancor più fortemente desiderare. Quanto, quelle brevi concessioni di spazi liberi dinanzi a noi, acuivano in noi stessi la tensione verso panorami più vasti, verso gioie più profonde, più complete! Capimmo dopo, ed uno di noi ce ne offrì lo spunto, che in realtà quella nebbia ci aveva parlato di Dio. Il Signore è mistero, e come tale non si lascia mai comprendere, ma solo, talvolta, intuire; e mai tale intuizione ha per oggetto la totalità del suo Essere. Egli si rivela a noi aprendo degli squarci nella fitta nebbia che ci separa da Lui, ci offre per qualche attimo lo spettacolo della Sua onnipotenza, della Sua misericordia, del Suo amore, per poi scomparire di nuovo ai nostri sguardi, lasciando in noi un desiderio più grande, sempre più sofferto, Quasi doloroso a volte, di gustare di nuovo la Sua misteriosa, ma tangibile presenza, di avvertire nell'intimità del nostro spirito il palpito della vita di Lui; si cela lasciando in noi l'attesa di un nuovo spiraglio nella nebbia, di un nuovo squarcio sempre più ampio del precedente. Ma pur nascosto, pur misterioso, Egli c'è; anche se noi non Lo vediamo, Egli c'è. Quanto è sciocca quindi la nostra delusione quando la nostra preghiera è arida, quando pensiamo di essere lontani da Lui solo perché non riusciamo a vederLo; quando pensiamo che tutti i nostri sforzi per togliere gli ostacoli sul suo cammino verso la nostra anima siano stati vani; quanto è sciocca la nostra delusione quando abbiamo la sensazione di non averlo raggiunto. Ma se è lì, lì dietro la nebbia! Dopo aver celebrato la Messa sulla vetta, dovemmo affrettarci a tornare perché erano già le 17 ed il cammino da fare era lungo. L'equivalente in montagna delle moderne autostrade è il sentiero. Sul Gran Sasso ve ne sono molti, ognuno tracciato per un determinato percorso. Accade spesso che due sentieri diversi si incrocino o si uniscano per taluni tratti, per poi dividersi nuovamente verso direzioni opposte. Per evitare quindi possibili confusioni, ciascuno di essi è caratterizzato da un segno particolare ( un numero, una lettera, una combinazione di strisce colorate) che si ritrova ad intervalli regolari, impresso sulle rocce, lungo tutto l'itinerario che essi indicano. Mentre eravamo sulla via del ritorno potemmo cogliere in pieno la grande utilità di siffatti segnali, poiché la fitta nebbia ci impediva di vedere oltre lO - 20 metri davanti a noi; così quei segnali, che ritrovavamo puntualmente non appena per la scarsa visibilità temevamo di poterei smarrire, ci infondevano tranquillità e nuova sicurezza, fin quando uscimmo dalla nebbia ed il cammino da fare si mostrò nitido mnanzi a noi Quanto somiglia a quel ritorno, a quel cammino, la nostra vita! Del suo corso noi vediamo nitidamente solo il presente, questa piccola porzione di tempo che quasi tocchiamo con mano, mentre alle nostre spalle un velo opaco ricopre il passato; il cammino passato ci sovviene alla mente sì, ma come immerso in una nebbia che ne smussa le difficoltà, i punti difficili, tutto soffuso di una malinconica uniformità. E, davanti a noi, il futuro, ignoto, imperscrutabile, ma con una sicura traccia da seguire; un canovaccio intorno al quale costruire avvenimenti, gioie, dolori. Un sentiero: "la volontà di Dio." Alla volontà del Padre noi affidiamo i nostri passi, pur se non vediamo dove essa ci porta, la seguiamo con fiducia e riponiamo le nostre apprensioni abbandonandoci ad essa, così come a quel sentiero del Gran Sasso noi affidavamo la certezza del ritorno. E per non perderci, i segni provvidenziali attesi e ritrovati con gioia, e con essi la sicurezza e la fiducia. Dobbiamo fare della nostra vita una ricerca continua di punti fermi per poi ripartire da questi e proseguire il cammino; dobbiamo saper aspettare e ritrovare le rocce con su dipinte le strisce colorate della volontà di Dio. Essa ha i suoi segni; le sue inconfondibili rocce - guida. (tratto da Esperienza, cammino, scuola di preghiera di R. Palazzeschi ) TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://adascotto.spaces.live.com/blog/cns!B777C7B6CDCD4B74!363.trak Weblogs that reference this entry
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